FISCO

Quando aprire la Partita IVA?

chess-1483735_960_720

Giovani: come aprire la prima Partita Iva

Decidere di diventare imprenditori di se stessi

Premessa
Sarà la crisi occupazionale degli ultimi anni, il blocco delle assunzioni nel pubblico, ma anche la voglia di indipendenza e di “fare da sè”, che molti della generazione che ha visto tramontare il mito del “posto fisso” richiedono spesso consulenze specifiche su come aprire la loro prima “Partita Iva”, quali sono i suoi vantaggi, i costi di gestione, le tasse da pagare, e se è possibile magari beneficiare di uno dei convenientissimi regimi fiscali previsti da qualche anno per i giovani imprenditori.


Quando aprire la Partita Iva?
Non esiste un preciso limite oltre il quale si è obbligati ad aprire la partita iva. La legge prevede solo che un soggetto deve aprire la partita iva quando intende svolgere un’attività lavorativa (cessione di beni o prestazione di servizi) in maniera professionale e autonoma.

Un’attività è professionale se è svolta in maniera “abituale” e quindi non occasionale, anche se non in modo esclusivo (lo stesso soggetto può svolgere diverse attività). Un’attività è autonoma se è svolta senza alcun vincolo di subordinazione, come invece accade a chi è vincolato da un contratto di lavoro subordinato con il proprio datore di lavoro.


Lavoro autonomo occasionale
Quando un’attività non è “abituale”, si definisce di tipo “occasionale”. Quindi L’obbligo di apertura della partita IVA dipende dal carattere di abitualità o di occasionalità con cui viene svolta l’attività (art. 5 D.P.R. n. 633/72):

  • Nel caso di abitualità occorre aprire la partita IVA
  • Nel caso di occasionalità non occorre aprire partita IVA
  • Quindi, in caso di attività saltuaria non c’è obbligo di apertura di partita IVA, ma solo quello di denunciare i relativi redditi nella dichiarazione annuale (730 o Unico). Ma come si fa a distinguere tra attività abituale e attività occasionale? Sebbene non esista una legge che definisca in modo preciso come stabilire se un’attività è occasionale o continuativa, la legge delega n. 30/2003 (c.d. “Legge Biagi”) ha introdotto il concetto di lavoro “occasionale” che stabilisce dei limiti perché l’attività sia da considerare “occasionale” e cioè:

  • prestazione di durata inferiore a 30 giorni
  • importo annuo massimo di 5.000 euro
  • Se una delle due condizioni non è soddisfatta, allora si parla di attività abituale, per la quale occorre aprire la partita IVA
    (il riferimento alla legge Biagi è citata sia dall’INPS nella definizione di lavoro autonomo occasionale,
    che dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in tema di lavoro accessorio).

    Perchè aprire la Partita Iva?
    L’apertura della Partita Iva pressuppone il rispetto di scadenze ed adempimenti fiscali che è bene far seguire da un professionista del settore, per evitare sorprese costose in termini di sanzioni. La “convenienza” sta nel fatto che il lavoratore autonomo in partita Iva ha la possiblità di dedurre dai compensi professionali tutti i costi “inerenti” all’attività. E’ questo l’unico vero motivo di convenienza rispetto ad altri “inquadramenti fiscali” per cui conviene aprire la partita iva. Inoltre è ancora più conveniente se si è in possesso di tutti i requisiti per usufruire del nuovo regime agevolato dei “superminimi”, che prevede il pagamento di un’imposta sostitutiva del 5% anzichè di quella ordinaria della sola IRPEF statale del 23%.

    Il regime fiscale dei “Minimi” al 5%
    Dal 1° gennaio 2012 è stato introdotto in Italia quello che molti fiscalisti definiscono il “regime fiscale più conveniente d’Europa”. Il riferimento è all’art. 27 del D.L. 98/2011 (conv. con mod. nella L. 111/2011), che ha rivisto il precedente regime dei “minimi al 20%” in vigore dal 2008 (L. 244/2007). Si riportano in sintesi i principali aspetti del regime in questione.

    REQUISITI DI ACCESSO PER I “NUOVI MINIMI”
    Possono accedere al regime di vantaggio le persone fisiche residenti in Italia che intraprendono un’attività d’impresa o di lavoro autonomo (o che l’hanno già avviata dal 1° gennaio 2008) in possesso dei seguenti requisiti:

    nell’anno precedente:
    – hanno conseguito ricavi o compensi non superiori a 30.000 euro
    – non hanno avuto lavoratori dipendenti o collaboratori (anche a progetto)
    – non hanno effettuato cessioni all’esportazione
    – non hanno erogato utili da partecipazione agli associati con apporto di solo lavoro

    nel triennio precedente:
    – non hanno acquistato beni strumentali per oltre 15.000 euro
    – non hanno esercitato attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare
    – non proseguono un’ attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui l’attivita’ precedente sia stata la pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni (praticantato)

    PRINCIPALI AGEVOLAZIONI PER I “NUOVI MINIMI”
    – IMPOSTA FISSA DEL 5% sul REDDITO (Entrate – Uscite) al posto dell’ordinario 25-30% tra IRPEF, ADDIZIONALI LOCALI e IRAP
    – NON APPLICAZIONE DELL’IVA SULLE FATTURE DA EMETTERE
    – NON ASSOGGETTABILITA’ A RITENUTA D’ACCONTO DEI PROPRI COMPENSI
    – NON APPLICAZIONE DEGLI STUDI DI SETTORE

    DURATA DEL REGIME DEI “NUOVI MINIMI”
    Sfatiamo il “mito” dei 35 anni di età oltre il quale non è più possibile applicare il regime dei “Minimi”. Il regime fiscale di vantaggio può essere applicato nell’anno in cui ha inizio l’attività (vale la data di emissione della prima fattura) e per i 4 periodi d’imposta successivi, senza alcun limite di età. E’ sufficiente che l’attività sia “nuova” e che, nel rispetto degli altri requisiti sopra elencati, sia stata intrapresa dopo il 31/12/2007. Soltanto i contribuenti che, al termine del quinquennio, non abbiano ancora 35 anni possono continuare a usufruire del regime di vantaggio oltre i 5 anni, fino al compimento del 35esimo anno.